Torno dall’Olanda, cerco di riconnettermi con il mio paese (un pò a malincuore a dir la verità) e mi vedo spuntare il logo di una fantomatica Rai 4. Dopo il momento di confusione iniziale, mi sono informato su questo nuovo canale. Freccero ha avuto una buonissima idea: un mix interessante di serie tv americane di buon livello e film decisamente più incisivi rispetto a quello che la Rai ci propina di solito. Nonostante si sia puntato su un target giovane, attento a quello che si dice in rete, sono sicuro che anche la generazione dei trentenni potrebbe trovare spunti interessanti dal palinsesto di Rai 4 (complimenti per l’originalità).

Ma lanciare un nuovo canale su una tecnologia (controversa) come il Digitale Terrestre dovrebbe essere un modo per esaltarne le potenzialità: Rai 4 rischia, invece, di dare nuove ragioni di protesta ai suoi detrattori. Il canale trasmetterà sul mux A che non offre una copertura ottimale a tutto il territorio italiano; c’è poi chi (come me) riesce a sfruttare il segnale di altri comuni più grandi e non ha la certezza di una visione regolare.
Insomma, da Rai 4 si passerebbe a Rai 4 Gatti (esagerando un pochino): un esempio eloquente è la regione Sardegna, dove, dopo la chiusura di Rai 2 (in analogico) dal 16 novembre 2007, la copertura del DTT copre una buona fetta della popolazione, ma qualcuno rischia di non vedere nè Rai 2 nè Rai 4, pagando regolarmente il canone per un’offerta “mutilata”.

Combattere il digital divide significa permettere a chiunque l’accesso ad una tecnologia o ad un servizio ad essa connessa e Rai 4 non è certo all’altezza della situazione: speriamo sia solo un difetto legato alla sua nascita e non un fattore dominante della sua storia futura.

Oggi è il giorno di Arrakis: 17 blog italiani sono stati oscurati simultaneamente per dar spazio ad Arrakis, un documentario di tributo ai luoghi e alle vittime del progresso industriale italiano, un tributo a quelle persone che hanno sofferto in nome del progresso e a quei luoghi che sono stati incredibili simboli di quello stesso progresso.

L’obiettivo comunicativo non è informare, ma emozionare.

Collegati ai blog oscurati:

Puoi seguire tutti gli update di Arrakis su http://arrakis.vh5n1.net

Il citizen journalism si candida per un ruolo sempre più importante ed incisivo: grazie alla tecnologia, che si fa sempre più alla portata di tutti, creare notizie che vadano ad affiancare e migliorare l’informazione giornalistica “tradizionale”, è diventato molto più facile. Si stanno moltiplicando anche i servizi web che permettono a questa realtà che viene “dal basso” di emergere e trovare legittimazione nei palinsesti: uno di questi è sicuramente YouReporter, progetto tutto italiano di piattaforma video e foto sharing, dove chiunque può inviare il proprio materiale e diventare reporter.

Il servizio ha avuto un notevole successo ed ho deciso di fare qualche domanda a Stefano de Nicolo, uno dei creatori di YouReporter, per capire qual’è stato il motivo ispiratore della loro esperienza.

Me - Come nasce il progetto YouReporter? Quali sono state le difficoltà maggiori che avete dovuto affrontare?

Stefano de Nicolo - YouReporter.it nasce dalla consapevolezza delle profonde trasformazioni in atto nel mondo mediatico ed in particolare nel ramo giornalistico. Tutti noi siamo consapevoli di quanto grande sia il potere dei telefonini. Ormai sono nelle tasche della stragrande maggioranza delle persone, anche nella versione abilitata a scattare fotografie e video; possono dunque trasformarsi in un potente strumento per registrare fatti di cronaca e notizie. Da una parte il ruolo del cittadino che si trasforma in reporter perché sono le circostanze a imporlo; dall’altra naturalmente anche il ruolo del cittadino - che al di là di eventi di stretta urgenza - sente la necessità di comunicare qualcosa che poi, auspica, venga preso in considerazione dai media.

Le difficoltà di un progetto sono notevoli. L’idea di creare questa piattaforma mi venne nell’aprile del 2007. E’ stato molto difficile riuscire a realizzare il sito da zero. La programmazione è stata sviluppata interamente da un mio amico esperto di informatica, Alessandro Coscia.

Ora l’impegno maggiore sarà quello di aumentare le funzionalità a disposizioni degli utenti. Ingrandiremo a breve il player, la finestra in cui si vedono le immagini riprodotte e annuncio che sarà più grande di quella di YouTube. Stiamo sviluppando anche una nuova grafica molto accattivante.

M - Come si inserisce la vostra esperienza all’interno del web 2.0? E’ stato una risorsa o una difficoltà in più da superare?

SdN - Si fa un gran parlare del web 2.0 Chiaramente YouReporter è una piattaforma che mira alla condivisione dei contributi da parte di tutti gli utenti. Grazie all’esperienza e al successo di Wikipedia, YouTube e Flickr, YouReporter è stato subito compreso dalla stragrande maggioranza dei visitatori. Un modello simile lanciato 5 anni fa sarebbe stato subito attaccato dai media tradizionali. Oggi tutti sono consapevoli di come il modello di condivisione e di fruibilità di contributi prodotti dagli utenti non sia solo un’utopia.

L’Italia è però ancora molto indietro sul fronte della produzione di contenuti vc2. C’è anche un senso civico minore, forse, rispetto ad altri Paesi. Il progetto YouReporter in Italia è forse ancora troppo all’avanguardia. Ma sono sicuro che il futuro non di tutto il giornalismo (ma senz’altro del ramo breaking news) sia nel giornalismo cittadino. Quindi non demorderemo per nessuna ragione.

M - Citizen journalism: uno scenario da esplorare o un campo minato e poco conosciuto?

SdN - I pericoli del giornalismo cittadino sono grandi. Qualcuno potrebbe approfittarne per inserire contributi non veritieri, ma il vaccino è insito nel virus in questo caso, perché grazie agli altri utenti che navigano lo si può smascherare subito. Credo in ogni caso sia una grandissima ricchezza pensare di poter raccontare un avvenimento da più punti di vista.

In più non lo si dimentichi mai. La grande forza del giornalismo cittadino è appunto la moltiplicazione delle persone che prendono parte al processo di invio delle notizie, grande fattore di democratizzazione.

Pensiamo alla recente alluvione in Piemonte. YouReporter ha potuto contare su numerosissimi contributi da almeno una trentina di persone, ognuna dislocata in un luogo diverso della regione. Persino al Cnn non avrebbe potuto inviare 30 troupes giornalistiche in 30 posti diversi, e addirittura farlo nell’arco di un’ora dai temporali. Con YouReporter.it è stato possibile.

Io stesso sono stato inviato di un telegiornale nazionale in Piemonte. Ho fatto 800 chilometri per raggiungere le 3 zone maggiormente colpite, ma quello che avevo in mano era niente rispetto ai contributi inviati dagli utenti.

M - Qual ‘è il vostro rapporto con i media?

SdN - Sono molto felice di come i media più moderni abbiamo subito apprezzato e inteso positivamente la sfida lanciata da YouReporter. Tutti, lo ricordo, possono usare i contributi da YouReporter purché dichiarino la fonte. C’è fiducia in quello che invia la gente.

M - Come può Youreporter modificare i linguaggi giornalistici tradizionali?

SdN - YouReporter può modificare lo schema tradizionale dell’informazione imponendo molteplici prospettive. Il giornalista dovrà sempre più tener conto di quello che gli utenti hanno inviato in rete. Non potrà ignorare i video e le foto degli utenti. A Chiaiano i principali telegiornali hanno snobbato tutti i video inviati dalla gente duranti gli scontri, che mostravano in modo chiaro la violenza degli scontri. Il giorno dopo le persone che protestavano sono scese in piazza e hanno iniziato a prendere di mira gli stessi giornalisti, accusati di non aver utilizzare i video girati dai cittadini.

E’ stato sorprendente. La gente porrà fiducia solo in quei media che danno valore e credibilità ai video-testimonianza inviati dai cittadini. Lo sa bene la Cnn che ha lanciato Ireport.com

M - Vi sentite del tutto indipendenti da questo mondo?

SdN - Assolutamente no. YouReporter vuole integrare il mondo dei telegiornali, non sostituirlo. Io stesso lavoro in un tg. Non c’è la presunzione di eliminare i giornalisti. Sarebbe una follia, ma di rendere più democratica l’informazione grazie alla moltiplicazione dei punti di vista.

M - Democrazia. Anche per l’agenda setting? Cosa fate in questo senso?

SdN - E’ stupefacente come in varie occasioni sia stato ancora il pur piccolo YouReporter.it a dettare l’agenda. Vari video pubblicati tempestivamente su YouReporter sono stati ripresi poco dopo da tutti i media. Penso al video del pedone investito negli Stati Uniti. Un utente l’ha caricato sul sito vedendolo evidentemente su qualche sito delle tv americane. Il giorno dopo era il primo video su Corriere.it e Repubblica.it

M - Come funziona il sistema di controllo dei materiali che vengono uploadati? Quali sono i criteri di validità? Avete già provveduto a censurare qualcosa?

SdN - Tutti i materiali entrano liberamente. Devo anche dire che c’è un grande senso di responsabilità e autocontrollo da parte degli utenti. Non è mai arrivato un contributo di tipo pornografico. Era un timore che avevamo molto all’inizio. Video censurati no, nessuno, per il momento. Il nostro è e rimarrà uno spazio libero.

M - User Generated Content: sono o non sono la nuova frontiera del giornalismo?

SdN - Sì, ma sempre integrando i telegiornali che però devono evolvere diventando più moderni, dinamici e flessibili.

M - Per avere una nuova e finalmente legittimata conversazione dal basso che attivi un processo di arricchimento reciproco, quanto è importante il rapporto con il territorio, la località?

SdN - E’ fondamentale. Una grande cartina su YouReporter guida attraverso i contributi città per città. Credo molto nella trasformazione dell’informazione locale. Guardate come coprono il territorio le tv locali americane. Quelle sì che sono sulla notizia. Adoperano gli elicotteri per trasmettere in diretta ogni avvenimento. YouReporter è molto più vicino a questo modello.

M - Prosumer (producer/consumer): è finità l’era della fruizione passiva? I mercati sono diventati enormi conversazioni di massa?

SdN - La fruizione passiva, soprattutto in Italia, credo coinvolga la stragrande fetta della popolazione purtroppo. Il senso di stanchezza e delusione verso la politica non sfocia in prese di posizione e iniziative di gruppo. Il Paese sembra quasi addormentato. Ci vorrebbe un grande rinascimento che parta dalla consapevolezza di quanto grandi siano gli strumenti, grazie ad internet, a disposizione di ognuno di noi.

M - Youreporter è un progetto in evoluzione?

SdN - Dal punto di vista tecnico moltissimo. Siamo all’1% dello sviluppo. Dal punto di vista concettuale no. L’idea è questa, credo e spero sia vincente. La porteremo avanti con determinazione.

M - Avete rapporti diretti con i cittadini/reporter?

SdN - Per il momento no. Il modello è quello di YouTube. Non li conosciamo direttamente.

M - Quante persone compongono lo staff? Qual’è la loro età media e come si rapportano con il web?

SdN - Il punto veramente dolente. Sembrerà una follia… Siamo in due. Un mio amico di vent’anni sul fronte programmazione. Io (23 anni) sul fronte contenuti. Allargheremo presto la squadra.

Non si vive di solo calcio: sono tantissimi gli amanti del basket made in USA disposti a maratone notturne per seguire le partite. Quest’anno, la finale offre degli stimoli ulteriori, poichè Boston (16 titoli)-Lakers (14 titoli) è il remake moderno di una rivalità storica che ha attraversato i parquet dagli anni ‘60. L’ultima sfida risaliva al 1987, con la vittoria 4 a 2 dei Los Angeles Lakers, guidati da Magic Johnson e Abdul Jabbar, sui Celtics di Larry Bird e Danny Ainge.

Insomma, una classica che ha entusiasmato tutti gli appassionati: a chi non potesse seguire l’evento su Sky, a cui faccio i complimenti per l’ottima HD, viene in soccorso il web, con la possibilità di seguire in streaming le partite. Si parte da All Sports Nation, sito fruibile esclusivamente da Internet Explorer, che trasmette live le partite: se avete già installati programmi di varie P2Ptv (puoi trovarne nella pagina Downloads), lo streaming parte in automatico (ma a volte basta il solo Media Player). E’ presente anche una chat per interagire con i tifosi che si collegano da varie parti del mondo e per richiedere assistenza agli admin.

Altro punto di riferimento per lo streaming di eventi sportivi e Roja Directa, sito che fornisce i link da aprire sia con le P2Ptv che link per guardare la partita in una finestra pop up. Presente anche una sezione per il download dei programmi necessari per vedere le partite, sia un forum attivissimo dove, previa registrazione, è possibile trovare delle vere e proprie “chicche”, oltre alle solite quattro chiacchiere.

Per chi tengo? Io sono abbastanza “celtico” :D Buona visione!

[Le foto sono tratte dal sito ufficiale NBA]

Per tutti gli appassionati del cinema vecchia scuola è nata First TV, sito che ci mette a disposizione un catalogo ben fornito di vecchi film, prevalentemente americani, in cui domina il genere horror e fantascientifico. First TV, promossa dalla concessionaria di pubblicità per televisioni locali Gti (Gruppo Televisivo Italiano), offre una buona qualità video, con una visione fluida anche per un’ adsl medio-bassa, frutto di una tecnologia che dovrebbe “sopportare” venti mila utenti connessi simultaneamente.

I costi verranno ammortizzati grazie alla vendita di spazi pubbicitari sia in-video, che tramite piccoli banner presenti all’interno della struttura del sito: per superare i momenti iniziali e per acquistare film più recenti da aggiungere al catalogo, si stima che siano necessari tre milioni di euro per canale.

Un’altra fetta di utenti da “rubare” ai palinsesti generalisti? Lo scopo è quello, visto il ruolo di leone un pò invecchiato che la TV ricopre attualmente.

Sembra essere un buon momento per il Citizen Journalism. Il cittadino-reporter sarà una delle figure più importanti dei prossimi anni e anche il web si è accorto di questa rivoluzione antropocentrica, aprendo nuovi spazi dedicati alle notizie provenienti dal basso, che entrano di diritto a far parte dei nostri palinsesti.

Il primo esempio che voglio citare è YouReporter, piattaforma tutta italiana dove l’utente può inserire foto e video che diventano notizie. I materiali possono essere ripresi gratuitamente anche dalla Tv e dai siti d’informazione per integrare articoli, servizi, reportage etc… a patto che venga citata la fonte. Insomma, un luogo virtuale dove viene dato spazio ad uno sguardo locale che rischia di non entrare mai nell’agenda setting.

Un’altro esempio illustre è quello di YouTube che ha deciso di aprire un canale dedicato esclusivamente al citizen journalism, chiamato Citizen News: lo scopo è quello di aggregare video di informazione vera e propria che potrebbero perdersi nel marasma di c…..e di cui è pieno il portale. Vi lascio al video introduttivo di Olivia, News Manager di YouTube.

Per concludere e giusto per rimarcare che qualcuno alla RAI si salva, Gianni Minoli e RAI Educational hanno deciso di lanciare un nuovo format, Citizen Report, basato sul contributo degli utenti della rete, che possono raccontare le proprie storie. Finalmente un esempio serio di interazione tra la rete, gli utenti e la televisione.

Il palinsesto (e anche noi) ringrazia.

Non ho potuto non soffermarmi sul reportage di Denise Pardo, pubblicato dall’Espresso, riguardante la RAI e soprattutto la sua composizione. L’analisi della giornalista è impietosa e rivela la mastodontica (e inutile), grandezza dell’entourage che lavora per la RAI: ” Tra contratti a tempo indeterminato (9.889 per la capogruppo, 11.250 in totale) e contratti a tempo determinato per esigenze di produzione e di gestione (1.998 in tutto), la cittadella Rai arriva a 13 mila e 248 abitanti. Quanto gli abitanti di Lavagna. Il doppio di quelli di Asolo. La metà di quelli di Enna. Senza considerare la montagna dei 43 mila contratti di collaborazione (da quello a Bruno Vespa all’ultimo figurante)” ed ancora “Centoquattordici parrucchieri, 67 camerinisti, 66 arredatori, 61 falegnami, 18 costumisti, 12 meccanici, 34 consulenti musicali, 36 scenografi, un’orchestra leggera di 16 elementi (indipendente da quella sinfonica della Rai di Torino con 116 musicisti) che non viene utilizzata da anni. Più o meno 400 unità, retaggio dei decenni del monopolio (i formidabili anni 1950-80, quando la Rai realizzava tutto al suo interno) e che già da sole equivalgono all’intero organico di La 7-Mtv”.

La situazione è più comica o drammatica? Difficile rispondere a questa domanda. La cosa che balza subito agli occhi è il numero eccessivo di alcune figure professionali (?): duplicati inutili alla Isaac Asimov, che stagnano da anni grazie a raccomandazioni varie (ministeriali, governative, vaticane etc…), un vero giacimento inesauribile di staticità, immobilismo nocivo e stratificazione che il Paleozoico e i suoi fossili ci fanno un baffo.

Ma almeno producono contenuti? Ecco la risposta: “Nonostante la mole del personale (che, secondo le previsioni, entro il 2009, è destinato ad aumentare di altre 1732 unità, se non ci saranno nuove soluzioni gestionali e sindacali), il 22 per cento delle produzioni della televisione di Stato è affidato all’esterno“. Ironia della sorte, questo 22% potrebbe essere l’unico salvabile di tutto il palinsesto.

E cosa rimane? Tg, qualche show, approfondimenti (pochi quelli degni di nota) e quel simpatico carrozzone trash che ormai è il fiore all’occhiello della TV italiana in generale. Ne viene fuori un’immagine coloniale della RAI, abituata alla dominazione del governo di turno, dove si svendono poltrone, anche quelle più insignificanti. Siamo di fronte ad una mini-società che rispecchia quello che è l’andazzo italiano. E chi ci rimette? Chi paga il canone (ma anche chi non lo paga) che deve fare i conti con un servizio di stato fatiscente e anacronistico: in fondo che cosa è cambiato dagli anni ‘60? Ah vero, ora le trasmissioni sono a colori.

Facile criticare, vero, ma impossibile non farlo (costruttivamente).

Inutile negarlo. Anche chi come me non ne può più dei soliti palinsesti e cerca da solo cosa guardare, in fondo ha sempre bisogno di un appuntamento fisso. Di rinunciare ad una partita di calcetto perchè, hey, oggi è venerdi e non posso perdermi il mio serial preferito.

Ci sono state serie televisive che hanno fatto la storia, che hanno introdotto l’elemento della narrazione a puntate: ma attenzione, non parlo delle soap-opera alla Dallas, Beautiful e storie del genere dove lui sta con lei, che ha una gemella che sta con il figlio segreto di lui che ha avuto con la governante lesbica della sorella gemella.

Dal primo telefilm, I love Lucy del 1951, il genere ha avuto un vertiginoso successo: quasi ogni contesto e classe sociale è stata rappresentata in un telefilm. Poveri del ghetto, mafiosi, medici, amici, agenti di polizia, famiglie, sacerdoti (anche con famiglia), dispersi, detenuti, ragazze madri, casalinghe e chi più ne ha più ne metta. Il mio preferito? Non ne ho uno solo, ma cronologicamente direi che quelli che ho seguito con maggiore interesse sono stati Friends, I Soprano e Prison Break.

Ma se spegnessimo la Tv, il web potrebbe darci format seriali degni di nota? La mia personalissima risposta è sì. Sul web esistono tantissime serie un pò underground che meritano di essere approfondite.

Per guardare sul web quelle che andavano in onda sulla Tv italiana, c’era Rifletto TV, ma ha fatto una brutta fine ai sensi dell’articolo 354 del C.P.P. :D

Non resta che districarsi in un mare di creatività poco conosciuta e, forse per questo, fresca e di forte impatto anche se c’è da fare i conti con una lingua straniera. Già perchè quelle che vi voglio far conoscere oggi sono in inglese (niente paura, non sono poi così incomprensibili).

La prima segnalazione riguarda Scam School (più o meno scuola di truffa) che non è proprio un telefilm, ma un programma in cui il conduttore/protagonista, Brian Brushwood, ci insegna a barare per ottenere drink gratis, soldi facili e quant’altro. Il format è arrivato alla nona puntata ed io non vedo l’ora che esca la decima! Tutte le puntate sono scaricabili (anche in file .torrent) in diversi formati, sia in alta che in bassa definizione.

Vi è piaciuto Cloverfield (a me sì)? Se la risposta è affermativa vi consiglio di dare un’occhiata a 2009 A TRUE STORY, serie molto ben fatta che ci mostra cosa sarebbe accaduto dopo un’eventuale secondo attacco terroristico agli USA: vi anticipo la risposta…guerra. Protagonista principale è Sara Ford, diciottenne che registra sistematicamente dei video tramite webcam. Alcune puntate sono davvero belle, con ottimi effetti speciali. Quella che trovate sotto è la primissima.

L’ultima segnalazione riguarda Take Me Back, serie molto divertente realizzata da Seth Mendelson e Joe Baron.

Un’anticipazione sulla trama? Traducendo un trafiletto trovato in giro per la rete vi dico che la storia parla del “classico ragazzo medio che ha un lavoro noioso ed una vita sociale ugualmente noiosa. Poi, un giorno viene rapito da un vigilante mascherato e sbattuto nel portabagagli della macchina”. Google Translate è stato più poetico di me.

Buona telefilm-dipendenza! E se ne conoscete altre fatemelo sapere ;)

<comunicazione di servizio>

Come avete potuto notare ci sono stati un pò di aggiornamenti nel blog: oltre all’aspetto garfico leggermente più 2.0 (si fa per dire), ho deciso di inaugurare due nuove sezioni.

La prima, Palinsesto Mobile, è dedicata a tutti coloro che volessero seguire il mio blog anche da cellulare e aggeggi simili: basta usare il link apposito.

La seconda, Downloads, è invece una raccolta di tutti i programmi che uso quotidianamente per i miei palinsesti personalizzati (di cui ho parlato anche nei post), audio e video, oltre ad una sottosezione di programmi consigliati. Aggiornerò la lista man mano che ne scoprirò di nuovi.

</comunicazione di servizio>

Perchè cercare file sulle reti P2P quando possiamo creare playlist e stazioni radio personalizzate da condividere con i nostri amici? Che sia il web 2.0 a combattere la pirateria?

La tendenza è questa: motori di ricerca per mp3, grandi archivi che permettono di ascoltare in streaming moltissimi brani e che spesso danno anche la possibilità di scaricarli. Ne ho provati molti e volevo segnalarvi quelli che mi hanno impressionato di più.

MP3GLE

Nonostante la somiglianza con il famoso motore di ricerca non c’è nessuna affiliazione tra i due servizi: ma il funzionamento è simile. Si cerca il nome dell’artista o della canzone e dopo pochi secondi è possibile scorrere un elenco di risultati. E’ possibile ascoltare la canzone e scaricarla successivamente.

SONGERIZE

Songerize è un servizio molto semplice che consente di cercare file musicali e di ascoltarli tramite un player integrato nell’interfaccia (piuttosto spartana). Semplice, ma molto efficace.

SONGZA

Songza mi ha impressionato molto: oltre ai risultati di ricerca molto soddisfacenti, l’audio è di buona qualità. C’è la possibilità di inserire il brano scelto in una playlist, di votarlo e di segnalarlo agli amici.

HUSHIE

Anche Hushie è un ottimo servizio: come i precedenti, permette di cercare una canzone, ascoltarla e scaricarla in formato mp3 (il download è il più rapido in assoluto rispetto agli altri mp3 search engine).

JANGO

Jango è il servizio più “social” di tutti quelli che ho provato: il vero rivale di Last.fm. Ottima grafica, possibilità di interagire con altri utenti, qualità audio alta (128kbps), musica in streaming. Da provare assolutamente.

Consiglio di dare un’occhiata anche a SkreemR e Beemp3 altri due ottimi motori di ricerca. Buon ascolto!

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